mercoledì, agosto 22, 2018
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Un “mare” di pietà

Questa immagine è stata concepita da chi scrive alcuni giorni prima dei fatti riguardanti l’Aquarius, quei fatti che stanno dividendo l’Italia e gli italiani stessi. Nessuna presunzione di affidare alla stessa un peso o un pensiero specifico. Quella dei migranti è una delle più grandi emergenze umanitarie che la società globale si sia mai trovata ad affrontare in questo secolo e che ancora dovrà affrontare domani. Una questione i cui “strascichi”, fra tratta di schiavi, interessi delle organizzazioni (governative e non), equilibri nazionali e speculazioni economiche e locali, hanno ben poco di umano.

Nell’impossibilità di affidarsi dunque a un giudizio unico (i giudizi sono “liquidi” e cambiano, anche opportunisticamente, ogni giorno) consegnamo a questa immagine unicamente il compito di fissare alcuni punti fermi sulla questione, figurativamente (o forse solo didascalicamente, decidete voi) riassunti così: che la Cristianità non deve essere “forma” ma soprattutto “modo”; che gli inesistenti (parola che purtroppo ultimamente piace ai più) esisteranno sempre; che l’Europa intera non deve essere la loro corona di spine; che la schiavitù nei campi c’è anche quando non la si vede e che la bandiera tricolore è sì un vessillo ma può essere anche “vestito”. La somma di tutto ciò è un invito rivolto soprattutto a chi (fra)intende i social come unico metro di misura del pensiero.

Quello a mantenerci sempre e nonostante tutto “umani”. Sia quando si plaude convinti all’azione politica di turno che quando si è in disaccordo con essa o magari “solo” quando si segue il trend che più ci identifica. La misura di questa umanità la stabilisca ognuno personalmente, conformandola magari al proprio vissuto e “sentito”. Ciò che però più conta è non smettere di interrogarla, invitandola sempre ai tavoli del pensiero. Sembra poco ma in realtà è la sola virtù che ci consente ancora di restare in equilibrio, impedendoci di vacillare pericolosamente da un lato all’altro…proprio come se fossimo in una barca

 

 

 

Testo e disegno di Andrea Lupo

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