martedì, maggio 22, 2018
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Matrix Prime tra Catania degradata e Tajani presidente del consiglio

Durante la trasmissione di Canale 5, Matrix Prime, in onda ieri sera, è stato affrontato il tema del degrado urbano e sociale con un servizio del giornalista Toni Capuozzo.

Il giornalista, che da tempo affronta questo tema con immagini girate proprio nelle città italiana, stavolta si è recato a Catania.

La città etnea è stata presa come simbolo del degrado italiano e della mala gestione di diverse problematiche, tra cui i migranti e i rifiuti.

Dopo aver mandato in onda le immagini del degrado in Corso Sicilia, nel centro della metropoli etnea, ritratto come luogo di prostituzione e simbolo dell’incuria locale, Silvio Berlusconi, in studio per la campagna elettorale, ha proclamato di come la malgestione di un governo locale e nazionale di sinistra abbia ridotto in ginocchio una città come Catania.

Berlusconi ha infine promesso, che se venisse eletto alle prossime elezioni, malgrado non possa ricoprire direttamente il ruolo di Primo Ministro, ruolo già assegnato a Tajani, gestirà personalmente la situazione catanese ripulendo la città, così come ha già fatto anni fa a Napoli.

Sicuramente questo rappresenta un primo grande spot per la candidatura di un esponente di centrodestro come Salvo Pogliese, che proprio ieri ha definito che correrà per Palazzo degli Elefanti.

Purtroppo, politica a parte, lo stato di Catania è realmente pessimo: il fallimento della differenziata e della metodologia utilizzata; i migranti e i “nuovi senzatetto” che senza alcun controllo bivaccano nelle strade del centro; le tantissime botteghe chiuse che favoriscono l’abbandono e l’abbassento del valore immobiliare di interi quartieri.

Senza alcun dubbio, negli ultimi anni Catania è cresciuta dal punto di vista culturale e rappresenta, forse anche più dell’attuale Capitale nazionale della cultura, Palermo, l’epicentro siciliano dell’arte.

Questo non basta e adesso l’Italia scopre la Catania nascosta, oramai poco, che noi catanesi vediamo e proviamo a denunciare in quella che sembra essere un’indifferenza e soprattutto un’abitudine al malessere ormai diffusa.

 

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