Egregio Presidente,

non so se lei abbia o meno un abbonamento alla piattaforma di streaming Netflix o se abbia avuto modo di vedere la nuova miniserie dal titolo “La regina degli scacchi”.

Le scrivo questo perché, visto il successo, a breve in tanti si sentiranno dei Morphy, o dei Capablanca, o, perché no, delle Judit Polgár, ma lei, in realtà, è da sempre stato un ottimo giocatore di scacchi.

Almeno in politica.

Sin dai primi anni di attività è riuscito a dimostrarne svariate abilità, sin da quando emerse in un momento di grande fermento nel calatino, riuscendo, grazie al supporto di tanti compaesani e ragazzi dei paesi limitrofi, a spiccare tra tutti e a iniziare una grande scalata che, tra vittorie da prima pagina e flop da “poi ne riparliamo”, l’ha portata fino alla poltrona che siede.

Sia ben chiaro: non ho assolutamente nulla contro di lei!

Anzi la ammiro per come ha fatto della diplomazia la sua arma migliore e della pacatezza mediatica il suo alfiere più tagliente.

Ma ora basta!

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Capisco benissimo che la poltrona scotta e che forse il suo “non mi ricandiderò per un secondo mandato” non è forse poi così sicuro, ma non possiamo più scherzare con la vita dei siciliani!

Non possiamo più pensare di stare tra l’incudine e il martello, tra il buon senso e il populismo salviniano.

Adoro il populismo, quello vero che mette in luce i reali problemi del popolo, e ne TROVA I RIMEDI, ma non possiamo più tollerare quello che sta accadendo in Sicilia solo per via del suo troppo stretto rapporto con un centro destra troppo estremista per curarsi delle persone.

Basta giocare a scacchi con i suoi stessi elettori, Presidente!

Quando, per farsi “voce del popolo”, diceva che l’arancione era un colore troppo “scuro” per la Sicilia sembrava non conoscere le mancanze intrinseche nel nostro sistema. Sembrava essere un amico trentino che scendeva in vacanza in Sicilia e pensava che gli uomini fossero tutti bassini, tarchiati e scuri di carnagione e le donne camminassero ancora col velo e avessero i baffetti sotto il naso!

Neanche fossimo in uno spot realizzato per far aumentare il turismo in Calabria girato da Muccino!

La Sicilia non è pronta a quello che sta accadendo!

Gli operatori non sono preparati a dovere, malgrado spesso ci mettano l’anima;

I troppi raccomandati nelle strutture non sanno cosa fare non avendo le preparazioni dovute e se le avessero dove potrebbero metterle in pratica?

La Sicilia non è solo Catania, Palermo e, mettiamola per amicizia, Messina!

La Sicilia ha tutta una parte centrale che inizia già dal suo “amato” calatino, sempre più vicino alle dinamiche del “centro isola” e sempre meno “Metropolitan chic” vista la vicinanza a Catania.

Provo a spiegarle, il mio punto con calma:

Proprio del suo caro paese vorrei parlarle, anzi dell’Ospedale al suo interno.

Da quanti anni non lo visita, Presidente?

Da quanto tempo non va in giro, senza auto blu e scorta, magari in incognito, a vederlo?

Purtroppo, ho passato al suo interno, facendo tra l’altro la spola con Catania (tra le pericolose curve che conoscerà benissimo e che chiunque stia male nei paesi vicini è costretto a fare proprio per la mancanza di altre strutture vicine), diversi mesi per assistere mio padre e posso dirle, senza ritorsioni possibili, che quella struttura va avanti solamente grazie a quei dottori che non sono ancora stati anneriti da questo sistema sanitario, troppo pigro e figlio delle “amicizie” per riuscire a guardarsi allo specchio.

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Spero che mai qualcuno dei suoi familiari venga ricoverato in quella struttura, le ripeto non per alcuni dei dottori, ma per la struttura e il sistema disilluso presente, anche se forse, ad un suo parente il trattamento non sarebbe lo stesso degli altri!

Ma non è di questo che voglio parlarle in questa lettera. Anche lei sa bene cosa significa perdere qualcuno che si ama ed è proprio a quella sua parte che vorrei parlare stasera.

A quella parte che non gioca partite a scacchi con Salvini e Meloni al posto di Re e Regina.

A quell’uomo che conosce la sconfitta e la perdita, a quell’uomo che mio padre tanti anni fa chiamava “Nello, amico mio!”.

Presidente, ci sono persone chiuse a casa da oltre un mese. Impossibilitate ad uscire perché USCA, ASP e compagnia bella non rispondono.

Chiamando i numeri ministeriali si sono sentiti dire “Catania non risponde spesse volte nemmeno a noi!”.

A queste stesse persone hanno detto, le forze dell’ordine contattate per provare ad avere una risposta, di denunciare alla Magistratura l’inettitudine delle strutture, ma nel frattempo stanno a casa chiusi.

Con bambini che sclerano e non vedono la luce del sole all’aria aperta da un mese, con neonati che non sono mai usciti da casa da quando sono nati se non per qualche sporadica uscita, con il pane che inizia mancare!

Presidente, la vogliamo mettere in ZONA ROSSA questa terra ed iniziare a pensare alle vere esigenze, scordandoci la stronzata del “Bonus Vacanza” creato per dare visibilità al delfino della Meloni ed acquietare gli animi di un popolo che oggi muore?

Presidente abbiamo bisogno di trovare ciò che serve utilizzando con parsimonia e come “un buon padre di famiglia” i fondi a vostra disposizione. Lasciamo perdere un governo nazionale indeciso e iniziamo a suonare a casa di chi ha bisogno e a migliorare il sistema se è vero che, come ha detto “salvaguardare vite umane dovrebbe essere in politica il primo impegno di tutti”.

Presidente non so se riuscirà a leggere questo sproloquio di un figlio della sua stessa terra troppo vigliacco per andar via, ma troppo fiero per abbassare la testa a questa nuova minaccia, che non si chiama COVID, ma MENEFREGHISMO!

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Voglio precisare che mi assumo in quanto Editore della testata NOW IN SICILY la piena responsabilità di quanto scritto.