sabato, agosto 24, 2019
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L’arte è inclusione, “A casa della zia” tutti i bambini possono giocare e creare

Un luogo accogliente dove la semplicità è l’ingrediente segreto, si proprio quella spontaneità di un cuore sereno che sa accudirti, abbracciarti e amarti, come un familiare o forse proprio come una zia… E allora cosa c’è di meglio della sua casa, un posto dove tanti nipotini sono cresciuti tra coccole e sorrisi e dove oggi, proprio nel ricordo di quell’affetto e dei tanti momenti di condivisione, è nata l’associazione culturale “Crea e Gioca a Casa della Zia” con la voglia di donare ai bambini un luogo confortevole.

Nel quartiere di San Giovanni Galermo, Giusy Coco insieme al marito Enrico Panvini, entrambi educatori, hanno fondato questa realtà di inclusione sociale.
L’associazione Crea e Gioca infatti è pronta ad accogliere tutti i bambini e a dare un supporto alle famiglie dei piccoli disabili, grazie ai laboratori e soprattutto mediante la forte valenza educatrice dell’arte “a casa della zia” con colori e fantasia si potrà trovare l’armonia e la voglia di crescere insieme.
I locali dell’associazione, pieni di opere realizzate dai bambini, sono stati inaugurati con una grande festa organizzata da Giusy ed Enrico insieme alla pregevole presenza di Antonio Presti, mecenate dell’arte e fondatore di Fiumara D’arte, che ha effettuato il taglio del nastro davanti a una folta platea di amici, familiare, abitanti del quartiere, tra cui il presidente della municipalità Erio Buceti e di tanti piccoli artisti.

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Durante l’evento la presidentessa dell’associazione Giusy Coco ci ha raccontato come è nata questa bellissima realtà: «mi trovavo dal medico, nella sala d’aspetto c’era una signora con un ragazzino disabile particolarmente vivace perché si annoiava. Le persone nella stanza invece di far passare avanti la signora, per agevolarla in qualche modo, l’hanno ammonita e con tono sgarbato qualcuno le ha detto “signora doveva portarlo per forza con se il ragazzo?”, la signora ha risposto prontamente “non ho dove lasciarlo o lo portavo con me o la visita non avrei potuto farla”– afferma Giusy e continua – Sono rimasta davvero scioccata da tutta la situazione e dall’egoismo delle persone presenti nell’addossare colpe inesistenti alla signora. Nei giorni successivi non riuscivo a dimenticare quanto vissuto così mi sono informata e ho scoperto che le ludoteche effettivamente non prendono bambini disabili o per lo meno dipende dal grado di handicap. Allora ho pensato, perché non crearla noi una realtà aperta a tutti i bimbi, un punto di riferimento e di sostegno per le famiglie. – Il racconto di Giusy prosegue – La disabilità non è un problema, occorre di certo affrontarla con i giusti mezzi ma a volte basta soltanto la pazienza e la voglia di ascoltare e questo possono impararlo anche i bambini. Noi abbiamo iniziato con un semplice corso di pittura, i bambini sono splendidi e da soli riescono a interagire a diventare tutti amici, effettuando una naturale inclusione e poi l’arte coinvolge ha un potere infinito» .

La creatività è l’elemento che accumuna tutti i bambini, il gioco è parte di un processo sociale di accoglienza dove le diversità diventano solo punti di forza, infine l’arte ha il potere di liberare la mente e il corpo da qualsiasi barriera e di unire.

 

 

Antonio Presti, mecenate dell’arte crede fortemente nella potenza della bellezza, a lui abbiamo chiesto quanto sia importante l’arte nella società odierna, dove tutto corre alla velocità di internet: «riprendiamoci “l’essere” come valore di società – afferma Presti-. La nostra è una contemporaneità che parla più di apparire, di consumo, di tecnologia, di solitudine da internet, occorre tornare a respirare con il tamburo della bellezza. Abbiamo bisogno di un’arte che non vuole rappresentare la bellezza ma manifestarla nei cuori di quell’umanità che trova nella conoscenza, il senso e del valore di essere».

Presti ha parlato anche di ritrovare il valore della famiglia, gli abbiamo quindi chiesto quanto luoghi come l’Associazione Crea e Gioca a casa della zia, posso essere d’aiuto: «Tutti siamo stati figli non si può essere tali senza un padre e una madre, purtroppo oggi si è perso il senso di essere genitore – ha affermato l’imprenditore, continuando – in una realtà dove troppo spesso si delega a terzi l’educazione dei più piccoli, bisogna invece stare di più con loro, distaccarli dai monitor e parlare con il cuore e non con la rabbia e il livore che sembrano ormai caratterizzare i nostri giorni. Luoghi come questo, restituiscono il giusto percorso alla manifestazione della bellezza».

Antonio Presti nel quartiere di Librino ha creato due bellissime installazioni, “La porta della bellezza” e il “Cantico delle Creature”, a entrambe le opere hanno partecipato numerosi artisti e gli abitanti del luogo, creando un progetto artistico ed etico che ha sviluppato, in una delle periferie più a rischio di Catania, un processo civico e un senso di forte appartenenza al territorio. Abbiamo quindi domandato a Presti l’importanza per i giovani di scoprire l’arte, soprattutto in luoghi difficili, come mezzo di rivoluzione civica e spirituale.
«L’arte è la disciplina che restituisce il pensiero critico, se ancora riusciamo a stupirci e meravigliarci davanti a un quadro o a una scultura, è grazie all’emozioni. Quello che ho fatto a Librino con il “Cantico delle Creature” è proprio questo, è un’opera d’arte che restituisce a tutti la possibilità di sentirsi opera. Le immagini degli abitanti di Librino unite alle parole del Cantico hanno restituito un valore universale a delle persone che spesso la società definisce ultimi, ma nel Cantico, nella democrazia universale, non c’è un centro né una periferia, ne tanto meno emarginazione, c’è solo una creatura che dice all’altra questa sei tu».

Innestare un processo di inclusione e amore, questo è quello che l’associazione culturale Crea e Gioca a casa della zia si prefigge, l’arte è lo strumento migliore per raggiungere l’obbiettivo e i bambini sono tele perfette dove colorare il nostro futuro.

 

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