mercoledì, agosto 22, 2018
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Alberto Dal Lago: tra saper essere e saper fare

La Redazione ha avuto il piacere di chiacchierare con Alberto Dal Lago e conoscerlo meglio in occasione del Lucca Comics & Games, svoltosi nella città toscana dall’1 al 5 novembre.
Alberto è un artista dall’eccezionale talento, in grado di coinvolgere l’interlocutore e renderlo partecipe durante la conversazione, senza contrassegnare mai alcun confine tra i partecipanti all’intervista.
Abbiamo avuto la possibilità di apprendere il valore professionale ed umano di questo illustratore, in primis, ma soprattutto conoscere un uomo che ha dimostrato di credere davvero nel proprio lavoro, valorizzandone gli anni di studio continuo delle varie discipline, senza tralasciare i propri vissuti personali ne tanto meno i sacrifici annessi. Dopo le nostre domande, a fine intervista, ci rendiamo conto della straordinaria umiltà, professionalità, determinazione e gentilezza, con il quale siamo stati accolti e coinvolti. Di quanto conversare abbia evidenziato che queste sono solo alcune delle peculiarità e sfumature che ne caratterizzano la persona nonchè il professionista e che abbiamo avuto modo di apprezzare durante la collaborazione.
Un momento di grande crescita professionale, e possiamo solo ringraziarlo per il tempo che ha dedicato alla Redazione.
Siamo felici di accompagnare i nostri lettori attraverso un viaggio alla scoperta di questo straordinario artista.

Alberto Dal Lago, “Ombre sulla Sabbia” cover n. 5, Lupo Solitario Deluxe Edition

 

Ma chi è Alberto? Giovane vicentino, classe ’77, è un illustratore e dal 2013 docente di Digital Painting e Concept Art alla Scuola Internazionale di Comics di Padova. Diplomatosi all’Istituto Europeo di Design di Milano, nel 2005 inizia a collaborare con diversi editori italiani e stranieri nell’ambito della narrativa e della ludica del genere fantasy. Tra i suoi committenti più significativi ricordiamo l’editore di giochi di ruolo e carte da gioco Wizards of The Coast™, la Paizo Publishing™ editore leader di giochi di ruolo fantasy, giochi da tavolo e romanzi, l’azienda statunitense produttrice di giochi di ruolo e wargame tridimensionali Privateer Press e la nota azienda giapponese Applibot inc., per il quale si è occupato della creazione di alcune carte per il gioco stile “Magic – The Legend of Cryptids”.

Alberto negli anni ha collezionato inoltre prestigiose collaborazioni con aziende spagnole, francesci nonché tedesche. In Italia, invece, ha collaborato con alcune delle principali aziende del settore editoriale per ragazzi, tra cui Mondadori, Salani, Edizioni Piemme e con la Lisciani Giochi, una Worldwide Educational Company specializzata nella creazione di prodotti a carattere ludico-educativo per il miglioramente delle strategie di apprendimento dei bambini.

Nel 2013 la sua arte conquista il grande pubblico, grazie al suo primato di illustratore ufficiale per le copertine della storica serie di librigame di Lone Wolf™, Lupo Solitario nel Nostro Paese, creata da Joe Dever negli anni ottanta e divenuta un successo mondiale in pochissimo tempo. Il contributo artistico di Alberto è stato fondamentale per la pubblicazione della versione italiana deluxe, presentata lo scorso marzo al Mantova Comics & Games, edita da Vincent Books Editore (Lupo Solitario Deluxe Edition) e distribuita dalla Raven Distribution, azienda specializzata in giochi di carte, da tavolo e di ruolo. Quest’ultimo importante traguardo, copertinista ufficiale della serie deluxe, è stato raggiunto dopo una lunga collaborazione iniziata nel 2006.

Inoltre, Alberto Dal Lago è uno dei sette artisti coinvolti nel progetto “Lords for the Ring – Art Calendar”, nel quale ogni illustratore ha dato il proprio prezioso contributo nella realizzazione di illustrazioni basate sulle opere del maestro J.R.R.Tolkien. Grazie al suddetto progetto, sono state già realizzate le prime due edizioni “Lords for the Ring – I maestri del fantasy incontrano Tolkien” (2017) e “The Lords for the Ring – The Silmarillion” (2018).

Alberto Dal Lago, “Le Tempeste Del Chai” cover n. 29, Lupo Solitario Deluxe Edition

Oltre ad aver sperimentato diversi approcci nell’editoria, Alberto Dal Lago dimostra di possedere una dote artistica personale ed un’immaginazione tale da renderlo uno degli artisti più apprezzati e conosciuti del panorama italiano e non.

  1. Rompiamo il ghiaccio cercando di conoscerti meglio: chi è Alberto?
    Sono un illustratore.
    Lavoro nell’ambito del fantastico disegnando illustrazioni che vengono pubblicate su libri, giochi da tavolo, giochi di ruolo, etc.
    Vivo a Vicenza.
  2. Quando hai scoperto di voler diventare un artista?
    Bella domanda! [ride, NdR]
    Mi ricordo di essere sempre stato molto suggestionato dalle copertine che vedevo da piccolo in libreria e dai disegni delle scatole dei giochi.
    Non sapevo come definire quella sensazione, per cui non mi sono posto troppe domande fino a quando, da adolescente, qualcosa è scattato e ho capito che avrei voluto dare forma alle immagini che avevo in testa, facendolo come lavoro. Avevo sempre disegnato, fin da piccolo, per cui è stato uno step abbastanza naturale.
    Pensa che avrei voluto fare il musicista!
  3. Hai avuto un mentore
    In senso strettamente artistico sono stato iniziato al disegno da mia zia, pittrice, fin dalle primi anni di età.
    Poi mi sono formato da solo, fino a quando non mi sono iscritto all’Istituto Europeo di Design di Milano (I.E.D.) per poter apprendere le tecniche pittoriche di base legate all’illustrazione.
    In senso professionale, Joe Dever è stato una sorta di mentore, perché mi ha permesso di arrivare all’internazionalità nel mio settore dandomi consigli su alcuni aspetti del mio lavoro.
    Molto ha fatto anche Mario Pasqualotto, amico e scrittore, con cui ho condiviso i miei primi anni di gavetta illustrando manuali di giochi di ruolo sviluppati da un team italianissimo.
    Anni più tardi, al ComiCon di San Diego ho conosciuto un illustratore americano di una certa fama, che si è rivelato squisitamente disponibile e utile.
    In quel momento ho scoperto che la grandezza di molti artisti è misurabile anche dal loro grado di umiltà.
  4. Seguendo la tua carriera artistica e le tue opere, risulta evidente un’evoluzione nonché crescita continua negli anni. Cosa ha determinato questo tuo personale processo lavorativo di crescita?
    Credo che, come in moltissime discipline, la ricerca, la sperimentazione e lo studio siano indispensabili per crescere professionalmente. Altrimenti si finisce per riciclare se stessi e non ci si evolve.
    Dopotutto la creatività è un muscolo che va tenuto in costante allenamento.
    La molla che ci spinge a migliorare risiede anche nella voglia di raccogliere i frutti di tanti sacrifici.
  5. Quando hai capito che volevi occuparti del genere fantasy? 
    In realtà io sono da sempre un grande appassionato di Horror.
    Ma per motivi legati al mercato, le prime forme di collaborazione che ho intrapreso agli esordi riguardavano l’ambito del Fantasy, che era, ed è il genere più commerciale e con più sbocchi: editoriale, ludico, videoludico.
    Tuttavia cerco di discostarmi dal Fantasy Classico, per cercare qualcosa di più drammatico e meno edulcorato.
    Credo inoltre che con le sue estetiche e con i riferimenti alla mitologia e all’epica, eserciti un fascino collettivo molto forte e che ognuno di noi, in fondo, sogni di vivere un’avventura fantastica.
  6. Quanto hanno inciso nel tuo lavoro le nuove tecniche digitali?
    Moltissimo.
    Io sono molto lento, e tendo a perdermi durante il processo creativo.
    Questo non era un problema all’inizio, ma col passare del tempo, all’aumentare di richieste dei committenti sono aumentate le esigenze di velocizzare il mio iter di lavoro. Perciò mi sono totalmente abbandonato al digitale, che oltre a offrire una garanzia in termini di qualità, mi consente di lavorare contemporaneamente su molteplici progetti a una discreta velocità.
    Ribadisco un concetto molto importante: le tecniche digitali sono uno strumento al servizio dell’artista e non è possibile prescindere dal bagaglio di nozioni che si richiede a un bravo disegnatore per saper disegnare.
    L’amplificatore distorce e modula il suono della chitarra, ma non ti insegna a suonarla.
  7. Sei è un illustratore e docente di Illustrazione Digitale alla Scuola Internazione di Comics di Padova, quale consiglio daresti a chi oggi vorrebbe intraprendere questo percorso professionale?
    Viviamo in un’epoca dove il rapporto con il digitale è ormai la norma; questo ha provocato un esubero di “nativi digitali” che pensano di potersi formare professionalmente ignorando alcuni dei criteri fondamentali del disegno o della pittura e che la bravura di un artista sia misurata dal numero dei “like” acquisti.
    Di contro c’è anche più accesso a questi criteri, grazie alle communities che nascono sul web, dove un artista può trovare risorse, consigli e paradossalmente anche più opportunità di lavoro. In più, la rete consente di ritagliarsi uno spazio personale condividendo i propri lavori ovunque.
    Il mio consiglio è di stare però attenti a non lasciarsi sedurre dalla facilità con cui si possono ottenere certi risultati.
    A scuola diamo moltissima importanza alla formazione tradizionale; cerchiamo di fare in modo che il passaggio al digitale avvenga dopo aver acquisito nozioni e tecniche analogiche.
    Senza queste, il passaggio al digitale serve poco o niente.
    Così come nullo è il talento senza il sacrificio, la costanza e l’umiltà…caratteristiche che non sempre emergono tra gli studenti!
  8. Un ricordo che custodisci gelosamente della tua carriera artistica? Ad esempio, di un tuo successo o di una collaborazione.
    Nel 2010 ho fatto un paio di viaggi, uno a Berlino, per seguire un workshop di artisti di fama internazionale, e qualche settimana dopo al ComiCon di San Diego.
    Oltre all’arricchimento culturale del viaggio in sé e dell’essere stato a contatto con bravissimi professionisti, ero poi riuscito a ottenere un ingaggio da un colosso americano del settore, la Wizards of The Coast, con la quale ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare per un certo periodo.
  9. Hai lavorato al fianco del grande Joe Dever, scomparso lo scorso anno. Un ricordo che vorresti condividere della vostra collaborazione? 
    I ricordi legati a Joe Dever riguardano soprattutto il rapporto amicale.
    Nel 2016, a Mantova Comics & Games, aveva organizzato una piccola festa a sorpresa per il mio compleanno, che cadeva proprio durante la kermesse.
    Il tutto ripreso con un video dallo stesso Joe che immortala la scena, commentandola con il suo delizioso humor inglese! [sorride, NdR]
  10. Lupo Solitario” (Lone Wolf Expanded), è una delle serie fantasy più apprezzate di sempre: qual è la copertina che ti ha soddisfatto di più?
    Per quanto io prediliga dipingere mostri e creature, sono molto legato al numero 29, ovvero alla copertina del primo inedito della saga, pubblicato nel 2015.
    C’è una tensione drammatica per quello che avviene nella scena e spero si possa percepire a livello compositivo.
    Credo di aver messo molto di me, in quella cover, al di là degli aspetti tecnici.
  11. Hai collaborato anche con autori americani e giapponesi: quanto è stato importante per la tua crescita artistica un’esperienza simile?
    Anche francesi e tedeschi, a dire la verità!!! [ride, NdR]
    Rispetto all’Italia si respira un’aria decisamente più professionale.
    Gli Art Orders e contratti vengono spediti puntualmente prima di cominciare un progetto.
    Poi, gli Art Directors americani sono diversissimi tra loro, ho lavorato con almeno una decina di persone.
    Si passa dall’interlocutore meticoloso e preciso, sia nelle richieste che nelle risposte e molto pignolo nelle modifiche da apportare, a quello più approssimativo nelle spiegazioni ma più flessibile in termini di aggiustamenti delle immagini.
    In generale mi hanno aiutato davvero molto, grazie alla loro esperienza e al fatto che lavorano con tantissimi artisti differenti.
    Ho lavorato a lungo con un cliente spagnolo, nell’ultimo anno, e devo dire che è stato uno dei più bravi ed empatici AD di sempre.
  12. Quali sono stati i maggiori ostacoli che hai dovuto affrontare durante il tuo percorso artistico?
    Il primo ostacolo più grande è stato il passaggio al mondo del professionismo.
    Per ovvie ragioni, finché non ti fai un nome, gli ingaggi sono scarsi.
    Ribadisco anche che oltre al talento ci vuole molta fortuna.
    La mia collaborazione con Joe Dever è cominciata perché, sapendo che stava cercando un illustratore per il rilancio di Lone Wolf, mi sono fatto avanti senza indugio e mi sono candidato come copertinista.
    In secondo luogo è la mancanza di professionalità di molti clienti: dai pagamenti in ritardo, alle richieste assurde (tempistiche che richiederebbero una macchina del tempo), gestione delle schedule inesistente…potrei continuare.
    Oppure la frustrazione nell’avere a che fare con chi pretende un alto livello di qualità, senza riconoscere un giusto valore al tempo che noi artisti spendiamo nel nostro lavoro.
    Non è così raro che “disegnare per lavoro” sia un concetto ancora intriso di ignoranza e luoghi comuni, perché erroneamente associato a una forma di svago e/o divertimento…che è come dire che se abbiamo la fortuna di amare ciò che facciamo, allora non stiamo lavorando davvero.
  13. Qual è il tuo rapporto con J.R.R. Tolkien?
    Molto superficiale, lo ammetto.
    Ho letto Il Signore degli Anelli tantissimo tempo fa, quando la mia testa vagava alla ricerca di altre forme di ispirazione. Non credo di averne nemmeno apprezzato la maestosa epicità e l’importanza letteraria, a suo tempo.
    Devo dire che il film mi ha aiutato non poco nell’affrontare il primo calendario.
    Mi piacerebbe rileggerlo ora, soprattutto dopo aver concluso i due progetti sviluppati con i colleghi e con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (AIST).
  14. Escludendo i tuoi lavori, quali sono state le illustrazioni che più ti hanno colpito di queste prime due edizioni dei calendari “Lords for the Ring – I maestri del fantasy incontrano Tolkien” e “The Lords for the Ring – The Silmarillion”?
    La particolarità di questo progetto è che riunisce sette illustratori dallo stile eterogeneo.
    Sarebbe arduo trovare un’immagine dei colleghi che NON mi sia piaciuta.
    Può esserci un’immagine che qualcuno di loro ha sentito meno nelle sue corde, ma devo dire che è stato fatto un lavoro egregio.
  15. Considerando il grande successo del secondo crowdfunding per l’Art Calendar, ci racconti un episodio annesso alla tua co-partecipazione con gli altri artisti coinvolti nel progetto?
    Beh, durante la conferenza dello scorso anno avevo candidamente ammesso di non essere un grande amante degli elfi.
    Quando, leggendo la nuova assegnazione delle tavole, ho capito che avrei dovuto illustrare uno scontro fratricida tra elfi senza possibilità di appello, mi è venuto subito in mente quell’episodio e ho pensato che non ci potesse essere una nemesi più azzeccata (in realtà l’assegnazione è stata data in base ai risultati dell’anno scorso: nel mio caso, ero riuscito a rendere bene una scena di battaglia, per cui è stato naturale affidarmene un’altra)!!! [sorride, NdR]
  16. Un libro di cui vorresti illustrare la copertina o autore con il quale desideri lavorare?
    Ti dico DUE autori con cui vorrei lavorare: Stephen King e Clive Barker.
  17. Lucca Comics & Games 2017: news da raccontarci?
    Per quel che riguarda Lone Wolf, è ufficiale che il secondo inedito (il numero 30), nonché il primo libro postumo dopo la morte di Joe, è in lavorazione.
    Io mi occuperò della copertina, così come per tutti i volumi della saga che verranno ristampati fino al numero 28 (attualmente è appena uscito il dodicesimo).
    Per ogni news più specifica rimando ai siti di Raven Distribution e Vincent Books Editore.
    E’ una notizia incoraggiante, dopo un anno (o quasi ) di stop, dovuto alle delicate circostanze.
  18. Ci parli della tua personale esperienza con questo evento?
    Sono ormai quasi quindici anni che seguo la manifestazione, anche se all’inizio lo facevo con poca regolarità.
    Però sono stato testimone della sua evoluzione e crescita esponenziale, sia in termini logistici che in termini di risonanza.
    Lucca è stata una tappa obbligata nel mio percorso, perché mi ha dato la possibilità di creare una mia vetrina e di essere traghettato dal mondo amatoriale a quello professionale con una certa gradualità ma anche con costanza e di sviluppare solide amicizie con gli addetti ai lavori. E’ un microcosmo a sé, anche se ormai si rivolge agli appassionati di ogni sorta in maniera trasversale.
  19. Ci puoi svelare a cosa stai lavorando in questo momento?
    Conto di potermi rimettere al lavoro sulle nuove cover di Lone Wolf quanto prima.
    In più sto cominciando un paio di progetti che vedranno luce l’anno prossimo; ma per il momento mi voglio tenere abbottonato. [sorride, NdR]
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